Oggi ci muoviamo a Roma con Marta Bonafoni, consigliera regionale del Lazio. Siamo a Roma Nord, a Montemario, che per chi conosce i municipi di Roma è pieno quattordicesimo. Però se chiudi gli occhi e chiedi a un romano come ti immagini Montemario, come la conosci, sicuramente ti restituisce una visione molto diversa dal luogo che andiamo a visitare adesso. Si chiama Cobragor, Cooperativa Braccianti Agricoli Organizzati, e lì si arriva o in macchina, attraverso la tangenziale, uscendo a Trionfale oppure meglio ancora prendendo uno dei treni regionali che portano verso Roma Nord per l’appunto e scendendo alla fermata San Filippo Neri che poi è uno degli ospedali di Roma. Indubbiamente due parole per questa Roma. Rammendo, tra città e campagna, centro e periferia, le persone e la natura, ma anche futuro, penso all’agenda 2030 e alla vera conversione ecologica.

Cobragor è un posto dell’anima, una sorpresa urbana che vive, a mio modo di vedere, tra passato e futuro. Se dici Cobragor dici Paolo Ramundo, che purtroppo non c’è più non da tanto tempo. Uno sguardo magnetico, un pizzetto sproporzionato, un architetto visionario con le mani callose però di chi lavorava la terra, sessantottino finito sui libri di storia, un sessantottino doc. Nel 1977 Paolo insieme a molti e molte altri e altre, perché c’erano anche diverse donne, dà luogo a uno sciopero al contrario, un’occupazione della terra per chiedere lavoro, praticamente il movimento da Valle Giulia si sposta nelle campagne romane.

Arriva in questo posto accanto al manicomio il Santa Maria della Pietà, oggi il Santa Maria è ancora un edificio conflittuale in via di definizione partecipato del quadrante nord di Roma, lì vicino c’è anche oltre all’ospedale il carcere minorile di Casal del Marmo e siamo dentro il parco dell’Insugherata.

A Cobragar ci puoi andare se hai un bambino piccolo ad esempio e cerchi un vero welfare ossigenante e non soltanto un servizio, qualcosa che faccia crescere te e tuo figlio, tua figlia nel modo migliore, in una città spesso invece respingente. Ci puoi andare a comprare la migliore passata di pomodoro che io abbia mai mangiato, giuro, oppure ci puoi andare per capire che cos’è l’agricoltura sociale, cioè l’agricoltura che riattiva e abilita anche i più fragili della nostra società. Oggi Cobragor per me si chiama Francesca, che è la moglie di Paolo, è una donna minuta, fortissima, sapiente, che guida il trattore da Dio.

Mi metto al centro di Cobragor, chiudo gli occhi e li riapro, la prima cosa che vedo non è una cosa vera e propria ma è una luce, una luminosità che Roma merita.

Io ci andrei quando è vivibile e quindi la sera, o meglio dall’aperitivo a sera e di conseguenza ti dico anche la stagione, ci andrei o in primavera oppure in autunno. In particolare ci andrei quando è attivo il sistema di lucine, lampadine gialle nell’aia strappata alla città consolidata, che è il cuore pulsante di Cobragor, ed è un posto se io mi sposassi che sarebbe il perfetto teatro della festa di matrimonio.

 

  • Marta Bonafoni

    “Credo nella bella politica e nella forza delle donne. Corro tutte le mattine e coltivo un sogno”. Sono le sue parole che definiscono con semplicità e precisione il suo modo di essere e di fare. Attualmente è coordinatrice della segreteria nazionale del Pd e Consigliera della Regione Lazio.

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